TRAINA : TENTAZIONE GIGANTE

Ogni trainista , nella sua carriera piscatoria, ha almeno una storia da raccontare, da vinto o da vincitore, che ha a che fare con una grande “lola”. Chi scrive ha impiegato ben dieci anni, dopo una big persa, ad arrivare ad una seconda opportunità. Quell’esperienza mi fece  capire una cosa importante:  il caso e la sorte giocano sì un ruolo, ma marginale. Perché se si punta in alto, non si può stare ad aspettare una vita, che qualcosa accada per forza; che un pesce XXL scelga tra mille la nostra più esca. Così ebbe inizio un percorso  analitico, quasi scientifico, nel capire abitudini e pazzie della grande Ricciola.

Passaggi precisi

Gli “scogli da ricciola” sono atavici. Settori di mare dove le generazioni vecchie e nuove di ricciole ci ritornano con disarmante regolarità; lo sanno bene i professionisti della circuizione che con i ciancioli ne azzerano interi banchi in tutto il mediterraneo sfruttando proprio questa abitudine. Questo ci deve portare ad intensificare i nostri tentativi proprio in questi settori di mare dove la loro presenza è pressoché accertata, senza tentare di inventarsi nulla. Ottimizzare i tempi di traina è fondamentale per tentare i grandi pesci, poiché spesso utilizzeremo grandi esche vive che non durano moltissimo prima di morire e diventare inefficaci. La capacità di affrontare correttamente uno spot, ossia sfruttando bene le correnti dominanti per far navigare al meglio l’esca e farla passare nei “corridoi” più promettenti, sta alla base del successo. Calare un pesce esca e girare a casaccio ha poco senso, specialmente se nella stessa sessione miriamo anche al dentice per salvarci da un possibile cappotto. Infatti si corre il rischio di impostare un’azione poco incisiva si per il dentice che per un grande carangide. Le ricciole giganti, fanno vita pelagica, e spesso si uniscono a branchi di ricciole più piccole. Quando colonizzano una secca, gli animali più imponenti però, sono quasi sempre defilati dalla massa, spesso ferme a mezz’acqua, nel taglio termico. Quindi, quando cerchiamo la big, allontanarsi dalla frenesia delle piccole (5/10kg) non sarebbe male. Ma chi lo farebbe?... Questione di coraggio !

Senza compromessi

Se la zona è da ricciola, l’esca non è solo importante, è l’unica cosa che conta davvero. Scordatevi sugheri, anche in tandem, sgombretti, calamari anche grossi, aguglie… e affini; tutti surrogati, validi, ma non validissimi. Forse la leccia stella, ma forse nemmeno. Scordatevi le storie che raccontano di pesci enormi presi con una boga grande quanto un accendino. Può capitare, e ricapiterà, ma per avere la certezza assoluta, che se passate davanti ad un grosso pesce, questo attaccherà la vostra insidia, serve un qualcosa di irrinunciabile, quello che io chiamo il “biscotto della fortuna”, ossia un tunnide più vicino ai due chili che ad uno. Naturalmente innescato con amo singolo di dimensioni appropriate. 9/0 e passa la paura! Altre soluzioni, sebbene funzionali, non danno garanzie.

L’esca andrà calata nel taglio termico, ed ogni momento stagionale ha una quota che dovremo individuare. Sbagliarla potrebbe significare far morire l’esca nell’acqua fredda in pochi minuti, e rendere vano ogni tentativo. La velocità di trolling sarà compresa tra 1,5 e 2,2 nodi. Capite che la capacità di procurarsi esche giganti è fondamentale. Chi è abituato a comprarsi le seppie, o a portare calamari a spasso radenti al fondo, raccattando qualunque cosa abbocchi, si troverà spaesato. Quando parlavamo di sacrifici… si intendeva anche questo.

 

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