Belli vivi...

Di Umberto Simonelli

Per gli appassionati della traina con il vivo la vasca dove tenere le esche è uno degli elementi primari che caratterizzano questa tecnica. E sebbene si sia detto tutto , o quasi, rimane pur sempre un argomento di forte interesse, sul quale spesso ci giungono molti quesiti e intorno al quale ci sono ancora tante curiosità ed incertezze, che vedremo di analizzare insieme.

 

Tenere le esche ben vive ed in salute è un fatto obbligatorio per più motivi; il primo, ed il più ovvio, è quello che più le esche sono vive e guizzanti e maggiore sarà la loro credibilità in acqua; il secondo, forse meno considerato, è quello che se i nostri pesci esca saranno ben conservati a fine battuta sarà possibile rilasciarli restituendoli al mare in piena salute. Per far si che questo accada è indispensabile che la nostra “ bait-tank” sia ben realizzata e funzionante a dovere. In ultimo un buon funzionamento ci consente di conservare le esche anche per il giorno dopo, cosa non rara quando, ad esempio, si parla di esche non sempre reperibili e delicate, come i calamari.

 

 

 

 

 

Le vasche previste a bordo delle imbarcazioni sono certamente più comode e perfettamente realizzate e funzionanti, realizzate con colori tenui e, come in questo caso, con una luce ottima per l'uso notturno.

 

E’ ovvio che dai nostri ragionamenti sono escluse quelle imbarcazioni provviste di serie della vasca del vivo, sebbene non è sempre detto che siano necessariamente costruite in modo adeguato. Infatti in una vasca del vivo che si rispetti non conta solo il volume dell’acqua contenuta, ma anche la forma: le esche mediterranee come l’aguglia, hanno bisogno di poca profondità, ma di un’ampia superficie che consenta loro di nuotare nel modo più naturale possibile. I calamari necessitano di vasche possibilmente lunghe dalle forme arrotondate per evitare che si danneggino, soprattutto quando sono disturbati, a causa del nuoto scomposto e a scatti che li fa urtare violentemente contro le pareti. Meno esigenti sono i sugheri e le seppie, che meglio sopportano gli spazi modesti; sebbene, torniamo a ribadirlo, le esche non vivono bene e soprattutto a lungo, stipate come su un autobus nell’ora di punta.

Questione di flussi

Per mantenere vivi pesci e cefalopodi l’importante è garantire un costante ricambio di acqua; cosa che di fatto potrebbe essere anche fatto manualmente, con frequenti rabbocchi; ma la soluzione certamente più conveniente è quella di avvalersi di una pompa elettrica che prelevi acqua fresca e pulita in modo costante. Ma oltre al ricambio più o meno continuo è importante far si che all’interno della vasca si crei un flusso, una vera e propria corrente, tra il punto di mandata dell’acqua ed il foro di uscita, tale che impegni i pesci nel nuoto. Le aguglie, se messe in corrente, nuotano in “surplace” ossigenandosi correttamente e senza assumere posizioni curve che poi non perdono più neanche in acqua libera.

Dall’altra parte non bisogna esagerare con portate d’acqua violente e troppo veloce che facciano turbinare i pesci come su una giostra.

Oltre al nuoto e all’ossigenazione il costante ricambio ha altri due scopi; non far salire la temperatura dell’acqua e eliminare tutte le tossine che i pesci emettono come frutto del loro metabolismo.

  

Un esempio di allestimento di una vasca per il vivo esistente in commercio: è stato sufficiente applicare, con poco lavoro, un carico ed uno scarico.

L’autocostruzione

E quindi se non si dispone di una vasca predisposta nell’imbarcazione, sarà indispensabile ricorrere all’acquisto di un prodotto già pronto o affidarsi alla autocostruzione. Il mercato offre una ampia gamma di soluzioni, facilmente reperibili in rete e nei negozi, ma riteniamo che realizzare qualcosa che ben si adatti alle nostre esigenze, ma soprattutto agli spazi della barca , sia la soluzione più adeguata; oltretutto il fatto di avvalersi di una soluzione costruita autonomamente e perfettamente funzionante sarà un valore aggiunto che farà crescere la nostra soddisfazione.

I calamari sono molto delicati e per mantenerli in vita a lungo è necessario che la vasca abbia molti ricambi d’ acqua.

 

 

 

Dal dire al fare

La prima difficoltà da affrontare sarà la scelta del contenitore: in via teorica possono essere adatti alla bisogna una gran quantità di soluzioni. Di fatto invece dovremo individuare un recipiente dalla forma regolare, provvisto di un coperchio a tenuta ma di facile rimozione e sufficientemente robusto. Molte le soluzioni, anche piuttosto originali che si vedono in giro, ma quella che riteniamo più adeguata e che ci ha dato i risultati migliori è stato l’uso di una ghiacciaia tipo Igloo, che presenta, a nostro avviso, alcune prerogative importanti;

la coibentazione riduce il riscaldamento dell’acqua in estate, le forme regolari e l’interno perfettamente liscio assicurano nuoto confortevole ai pesci; infine il coperchio offre una buona tenuta e, una volta vuotata, oltre ad essere molto leggera e maneggevole proteggerà il pescato.

Acqua che va acqua che viene

Scelte le dimensioni che faranno al caso nostro dovremo provvedere alle piccole modifiche necessarie per la trasformazione. Di fatto dovremo realizzare due fori, diametralmente opposti, uno riservato all’ingresso dell’acqua e l’altro all’uscita, come troppo pieno. Le soluzioni possono essere le più svariate e meglio di ogni altra descrizione possono servire le foto che seguono.

 

 

Ecco la semplice modifica di una ghiacciaia: pochissimo lavoro e qualche raccordo con un pezzi reperibili presso una fornitura idraulica possono offrirci ottimi risultati con poca spesa.

Una accortezza da non trascurare è quella verso il troppo pieno, che dovrà essere realizzato con un sifone e di un diametro tale da avere una portata maggiore di quella di carico. Il concetto di troppo pieno realizzato come nella foto avrà la prerogativa di non aspirare piccoli pesci e non ostruirsi, ad esempio, con i cefalopodi che con il loro corpo molle possono venire risucchiati. E’ anche consigliabile provvedere il punto di carico con un raccordo rapido del tipo da giardinaggio, per connettere velocemente la manichetta che viene dalla pompa ed il punto di carico con un tubo da portare fuori bordo.

Le pompe


Due soluzioni possibili: una pompa di sentina, installata a pelo d’acqua o una pompa dotata di autoclave che pesca acqua da una presa specifica, che può essere montata passante la carena o applicata sullo specchio di poppa con una staffa.

Molte le soluzioni adottabili; dalla pompa di sentina applicata sullo specchio di poppa a filo della linea di galleggiamento alla più consigliata pompa autoadescante, con pressostato, che può essere montata in modo fisso in un gavone e collegata ad una presa a mare fissa passante la carena o semplicemente fissata fuori bordo allo specchio. Questa soluzione è la più indicata perché ci consente di pescare acqua in velocità, di tarare la portata di acqua tramite un rubinetto, grazie alla presenza del pressostato e di usare l’acqua per la pulizia a bordo.

Una vasca del vivo molto particolare

E’ una invenzione tutta americana quella dei “tuna tube”, un sistema veramente originale per mantenere vivi i boniti; pesci assolutamente delicati la cui sopravvivenza è assicurata solo se possono nuotare velocemente, ma che si sono rivelati una esca micidiale anche nei nostri mari per le grandi ricciole.

Un tuna tube artigianale ma molto efficiente, in grado di ospitare tunnidi di buone dimensioni: il flusso d’acqua potente consente al pesce di nuotare e di ossigenarsi perfettamente senza soffrire minimamente della posizione a testa in giù.

Di fatto sono dei cilindri, dei veri e propri “tubi” in cui viene immessa a pressione, dal basso, un forte getto d’acqua di mare: il tonnetto vi viene infilato dentro a testa in giù e li, investito dal veloce flusso d’acqua, ricca di ossigeno e a temperatura adeguata, rimane perfettamente vivo per molto tempo, senza soffrire. Una soluzione estemporanea, quanto geniale, per approntare un tuna tube al volo è quella di procurarsi un bottiglia in plastica da due litri in cui, una volta asportatole il fondo e applicata la manichetta dell’acqua nel punto dove si avvita il tappo, sarà possibile infilare un tonnetto che rimarrà vivo e vegeto pronto per ammaliare una “big lola”.