Se mi tiri io ti... affondo

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Gli affondatori idrodinamici sono a torto considerati spesso solo come accessori di sussidio alla traina; molti li posseggono e non li adoperano e molti ancora non ne conoscono neppure  l’esistenza. Eppure sono strumenti che possono aprire scenari di pesca molto interessanti, soprattutto perché poco impegnativi nell’uso e dall’ effetto decisamente  assicurato.

 

Nella traina costiera affondare le esche può essere una risorsa decisamente risolutiva quando le prede  stazionano negli stadi più profondi. Oltre ad aumentare le possibilità di cattura perché si portano le esche a portata dei pesci, la resa aumenta perché, soprattutto con le esche artificiali , la profondità  fa perdere loro, sebbene in parte, la proverbiale sospettosità . Ma come tutti ben sappiamo affondamento e velocità, necessaria per dare credibilità a quasi tutti gli artificiali, non vanno d’accordo. Una valida soluzione è rappresentata dagli affondatori idrodinamici, dei veri e propri “strumenti” che, grazie alla loro forma, trainati, affondano anche a profondità elevate. Semplici da adoperare ed economici da acquistare  sono una alternativa “light” per una traina a “tutta pesca”, utile per reperire esche e anche una gustosa cena.

E’ possibile graduare la forza di affondamento variando il punto di ancoraggio della lenza e spostando la connessione del terminale invece è possibile farli divergere a destra o a sinistra.

L’importanza della forma

Il segreto dell’affondamento di questi attrezzi risiede proprio nella forma, proprio come per l’ala di un aereo, con la differenza che in questo caso la proprietà viene usata per sostenere l’aereo , mente nel nostro per scendere verso il fondo. Ne esistono molti modelli, frutto della fantasia, della inventiva e dell’esperienza di molti pescatori, ma tutti più o meno si basano sullo stesso criterio. Legati alla lenza di traino in un punto preciso, con l’attrito dell’acqua assumono una inclinazione che li porta ad “incunearsi “ letteralmente nell’acqua. Maggiore sarà la velocità di traina e maggiore la profondità raggiunta, con un inevitabile aumento della tensione della trazione sul filo che, in alcuni casi potrà essere importante.

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Questi affondatori, diversamente all’altro modello galleggiano e in caso di rottura della lenza non si perdono perché tornano a galla… a patto che dall’altra parte non ci sia attaccato un pesce enorme!

Modelli diversi

Come dicevamo ne esistono di varie fogge fino a modelli adoperabili solo con gli affondatori, in grado si di raggiungere profondità rilevanti ma al prezzo di una trazione talmente forte da richiedere l’uso di un down rigger. Nel nostro caso ci limiteremo a ragionare su due modelli molto comuni e peraltro molto efficienti che teniamo sempre in barca , che adoperiamo in caso della ricerca di esche o , come in questo periodo quando , siamo in giro con la famiglia, tra una cala ed un’altra, alla ricerca di un posto dove fare il bagno.

Bianco e leggero   

Come è possibile vedere dalle foto adoperiamo due tipologie di affondatori, molto differenti tra loro, non tanto per caratteristiche di affondamento quanto per la gestione e per tipologia di esche che possono essere usate. Il primo è molto particolare ed ha un assetto galleggiante grazie al suo volume interno. Messo in acqua rimane in superficie per inabissarsi solo quando viene trainato. Al momento che una preda attacca l’esca e rimane allamata, il suo peso ne cambia l’assetto, generando una portanza positiva che lo fa aggallare: un modo originale per segnalare la cattura, che sarà molto divertente anche per il nostro giovane equipaggio che non aspetterà altro di vederlo venire a galla.
 
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E’ necessario utilizzare artificiali di piccole dimensioni che esercitino una  trazione molto leggera per non far variare l’assetto dell’affondatore.
 
Anche il recupero, in questo modo sarà molto semplice perché basterà recuperare a braccia alte per salpare il tutto fluidamente… pesce compreso. Il limite di questo affondatore sono li artificiali applicabile che non dovranno fare resistenza per non far variare l’assetto; quindi andranno benissimo striscioline di calamaro, piccoli artificiali da 5/6 centimetri , i raglout e, esca di eccellenza, i cucchiani, tra i quali il gran pescatore gioca sempre la sua parte.
Il piombo fa affondare naturalmente questo modello e pertanto è necessario fare molta attenzione alla profondità e agli incagli perchè se la lenza si rompe va sul fondo ed è impossibile recuperarlo.
Il secondo modello è invece più complesso nel funzionamento, perché ha un affondamento  dovuto tanto ad un piombo, quanto ad un punto di trazione che   ne sbilanciano  l’assetto in avanti. Al momento dello strike la trazione del pesce farà scattare un meccanismo che libererà un pezzo di lenza che sposterà il baricentro dell’affondatore, portando il tutto in superficie.
 
A differenza del primo modello questo ha un assetto negativo e affonda velocemente se non viene trainato, cosa che implica il recupero con la barca sempre in  movimento e il suo avvistamento sarà meno evidente. Però tarando la forza dell’elastico, che applicheremo al meccanismo di sgancio, potremo applicare anche artificiali più grandi; ottimi quelli da spinning  che fanno poca trazione e allo stesso tempo hanno un movimento frenetico .
 

 Il montaggio

Il montaggio dei due modelli sarà pressappoco simile: ci avvaremo di un collegamento realizzato con primo spezzone di nylon e successivamente di un buon dacron da 50 lb almeno, per poterlo maneggiare meglio. Infatti la forte tensione, se usassimo tutto nylon, renderebbe poco comodo il recupero a mano. Il terminale vero e proprio lo realizzeremo con circa dieci, quindici metri di nylon , di sezione tra lo 0,20 e lo 0,35, equipaggiato di una girella intermedia per scaricare le torsioni e di un moschettone per connettere l’artificiale.

Il cucchiaino è  un artificiale che non delude e in alcune situazioni è ineguagliabile.

Ci avvarremo di una grande tavoletta di sughero per avvolgere il tutto che avrà anche lo scopo di fare da pedagno nel malaugurato caso che il tutto per una caso fortuito debba cadere in mare. Entrambi i sistemi sono dotati di un sistema che li fa divergere, in modo da metterne in pesca un paio; per uno basterà applicare il terminale pescante a destra piuttosto che a sinistra e nell’altro spostare una aletta da un lato ad un altro.

Il tocco finale

Una volta in pesca dovremo bloccare la lenza ad un punto fisso; un buon sistema è quello di bloccarlo con della robusta cima elastica che avrà molteplici vantaggi.

La cima elastica fa da ammortizzatore ed è un’ottima prevenzione per la rottura della lenza.

Ammortizzerà la trazione e soprattutto intervenire in caso  di incaglio sul fondo. Infatti non è semplice con gli affondatori valutare bene la profondità di affondamento e sarà necessario fare qualche prova; così l’elastico farà si che non si rompa il nylon.

Umberto Simonelli