DENTICI IN ACQUA BASSA

Di Domenico Craveli

Che la popolazione di dentici nel mediterraneo sia in aumento, è un dato oramai acquisito; ma lo sparide si sta rivelando un avversario difficile e sospettoso, specialmente quando nel periodo caldo si sposta per banchettare su batimetriche basse, su fondali di posidonia, a caccia di boghe, occhiate, menole ed altri pesci del sottocosta incurante finanche dei bagnanti e  delle barche ancorate.

Dentici d’estate… un cruccio… un dilemma… perché, anche se i pesci sono presenti in buon numero, si dimostrano diffidenti verso le esche trainate. La loro presenza è certa, tant’è che spesso i professionisti con vietatissime reti a circuizione, calate in acqua bassa fanno delle vere e proprie mattanze, prova del fatto che anche in mezzo al caos dei bagnanti, loro, furtivamente, banchettano a spese di minutaglia povera da … “frittura”!

Le catture con esche e metodi occasionali non devono trarci in inganno, per avere continuità nei risultati è necessario impostare le  battute variando tecniche e modi di pescare fino a trovare quello più appropriato in quel particolare luogo e in quel preciso momento. Quindi è importante affrontare l’uscita con  una strategia pianificata che tenga conto di variabili come orari, luna, maree, esche , terminali, corrente , temperatura dell’acqua e tipologia dei fondali.

I dentici sono predatori erratici; ovvero svolgono la loro azione di caccia in continuo movimento spostandosi però all’interno di una determinata area in cui , una volta ambientati, tendono a rimanere anche per giorni fino a che qualcosa non li spinge a spostarsi. E all’interno di questa zona il loro atteggiamento è fortemente territoriale. La notte si portano in caccia nei bassifondi rocciosi e ricchi di posidonia del sotto-costa, dove rimangono fino poco dopo l’alba. Con l’aumentare della luce sembrano dileguarsi inspiegabilmente, per poi ritornare in attività a pomeriggio inoltrato, soprattutto in concomitanza della marea montante.

E’ Importantissimo  trovarsi in mare ancora a buio. In maniera veloce, anche a bolentino con un po’ di gambero, ci procureremo qualche boga negli stessi fondali dove andremo a trainare; due o tre pesci esca saranno più che sufficienti per incominciare a pescare. Se ce ne fosse bisogno provvederemo a pescarne delle altre in seguito, ora sarà bene non perdere  tempo: le prime luci dell’alba sono i momenti magici.  E’ consigliabile avvalersi di attrezzature leggere, canne da 10, massimo 12 lb e trecciati sottili, per procedere con poco piombo. Inizieremo  a trainare su fondali con profondità comprese tra i 10 e i 16 metri affondando le lenze on l’ausilio di un affondatore o con una semplice spezzata, eseguita con due piombi a sgancio rapido  di 150 e 100 gr.. La profondità di lavoro deve essere quanto più possibile vicino al fondo, allontanando le esche da poppa anche oltre 50 metri. Se da una parte molto filo in acqua può rappresentare un modesto handicap in fase di ferrata,  sicuramente un tale assetto sarà molto più catturante. Il terminale sarà realizzato nylon o fluor carbon dello 0.50, anche non doppiato, armato da un tandem di due robusti ma leggeri ami, proporzionati alle dimensioni dell’esca o leggermente sottodimensionati. Gli ami piccoli, al contrario di quanto si possa pensare sono molto efficaci.  I dentici infatti sono dotati di un temibile  apparato boccale, ma non straordinariamente grande un grosso amo potrebbe essere eluso con maggiore facilità, o non penetrare sulla ferrata di una canna così leggera.

L’attacco verso un’esca o verso qualunque potenziale preda non sempre è dettato da ragioni alimentari, spesso il semplice sconfinamento nel territorio di sua maestà Dentex Dentex potrà scatenare l’ attacco. Anche se in queste circostanze non sempre lo sparide conclude il pasto, per il malcapitato lo scontro sarà tutt’altro che indolore, e le esche dilaniate senza che rimanga vittima dei nostri ami , ne sono la prova più chiara.