Nel Segno della Fatica

Il Vj è una tecnica massacrante per le attrezzature ma anche e soprattutto per il pescatore. Il continuo movimento, specie se scomposto e non metodico, mette sotto stress tutto il complesso pescante e la muscolatura dell’appassionato. Una condotta di azione più controllata e meno esagitata, oltre ad essere meno traumatica diventa paradossalmente anche più efficace.

Due movimenti, mille sfumature

I principali movimenti di jerking sono due: “short jerk” (movimento corto), e “long jerk” movimento lungo. Di questo se ne è parlato fino alla noia, ed anche sul come eseguirli. Un aspetto poco considerato è che animare i jig, con l’uno o con l’altro, in modo ritmico e ripetuto, senza dare discontinuità nel nuoto, può essere meno produttivo di quanto si immagini. Innanzitutto scordiamoci del teorema short jerk per dentici ricciole e cernie, long jerk per tunnidi. Questi abbinamenti, seppur veritieri, vanno considerati in senso lato e non assoluto. L’azione di jerking è direttamente conseguenziale all’esca utilizzata e quest’ultima alle condizioni ambientali: il pesce ne deve essere una conseguenza, in qualunque situazione ci troviamo. Vogliamo dire che, ad esempio, con scarroccio sostenuto e corrente elevata, è inutile insistere a fare uno short jerk ; in questi casi meglio usare un’esca con baricentro in coda ed eseguire un movimento lungo ed anche lento. Un grosso dentice, o una grande ricciola, se sono in zona, attaccheranno senza problemi. Crearsi dei dogmi, su una disciplina che ha ancora molti lati oscuri, può portare a farci pescare male, senza convinzione e quindi facendoci stancare di più ed inutimente, perché la percezione della fatica è anche un fatto psicologico. Se non si è convinti di quello che si fa, saremo rapidamente preda della stanchezza, parente stretta della noia che diventerà poi pigrizia e demotivazione, privandoci presto della dovuta incisività … praticamente un effetto domino che ci impedirà di pescare correttamente.

di Domenico Craveli