Un’esca antica e micidiale

di Domenico Craveli

Utilizzata da sempre dai pescatori delle Calabria sud tirrenica, questa particolarissima insidia, ricavata dalla polpa del trancio del tonno, è tra le esche più efficaci in assoluto per insidiare gli sparidi dalla scogliera con tecniche di superficie.

I primi pionieri, che per necessità hanno incominciato ad utilizzarla, sono stati i pescatori di Palmi, cittadina del Reggino storicamente nota per le attività di “caccia” ai grandi pelagici che, quando non erano impegnati nell’attività della tonnara, si dedicavano alla pesca dalle rocce con rudimentali canne fisse utilizzando appunto bocconi realizzati con i tocchetti della carne di questo maestoso predatore (strana la vita… dall’apice della catena alimentare…), concretizzando carnieri di pesce bianco da far rimanere a bocca aperta.

Sicuramente qualche decennio fa, con un mare molto più ricco, la situazione era nettamente diversa da quella di oggi, ma da confronti sul campo con altre esche più “commerciali” come il bigattino, ci si è resi conto che è un’esca a cui vale la pena dare fiducia… anche ad oltranza.

Saraghi, orate, muggini ed occhiate, non sapranno proprio resistere ad un inganno così realizzato, sia nella schiuma della risacca che nelle placide acque portuali.

Per quel che riguarda le tecniche da associare, saranno naturalmente l’Inglese, l’italianissima bolognese e… l’intramontabile canna fissa.

I terminali saranno identici a quelli utilizzati per la larva, magari aumentando la dimensione degli ami, che in questo caso potrebbero arrivare fino ad un n° 12 a gambo corto.

In caso di pesci diffidenti un lungo ed unico bracciolo è la soluzione ideale, ma in caso di frenetica attività dei pennuti, la montatura doppia a forcella si lascia preferire alla prima permettendo anche divertenti coppiole. Per poter essere correttamente utilizzato però, il trancio di tonno necessità di un trattamento per conferirgli maggiore consistenza.

Disposto il trancio di circa 200/300 grammi su una tavolozza di legno inclinata, andrà ricoperto con del sale grosso per disidratarlo, e dopo averlo lasciato riposare per circa 24 ore, lo si conserva nel congelatore in un comune sacchetto. L’esca sarà così sempre pronta all’uso, abbastanza soda da essere tagliata in piccole parti ed essere innescata agevolmente, l’acqua di mare farà poi il resto, rendendola nuovamente polposa e appetibile…